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Durante la Seconda Guerra Mondiale, nel periodo 1943-45, la Val Cellina fu teatro di lotte partigiane, con combattimenti, rappresaglie con morti, deportazioni e distruzioni, culminate l'11 settembre 1944 con l'incendio dell'intero paese di Barcis. 

 

"Il comandante tedesco diede l'ordine di sparare alle travi del tetto per incendiare la casa (...). Dalle travi il fuoco si estese subito all'intera casa, che si trasformò rapidamente in un rogo spaventoso che vanificava lavoro e sacrifici di un'intera esistenza (...) contemporaneamente alla nostra erano state incendiate altre otto case. Si era compiuta la seconda grave rappresaglia su Barcis; la terza sarebbe avvenuta in settembre ed avrebbe completato la distruzione del paese. Al calar delle tenebre il dramma si avviava all'epilogo; le fiamme lentamente scemavano e le case assumevano le sembianze di scheletri, testimoni immobili della tragedia".

 

(Leandro Malattia, Il libro dei bottoni, in Dies irae, ed. Biblioteca dell'Immagine, Pordenone, 1994)





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